IN VIAGGIO CON IL PSC - TRIP REPORTS

ISLANDA - agosto 2015

Aldo Messina

L’Islanda è un’attrazione fatale. Per me lo è stata da sempre.

Già da piccolo, passando le ore a guardare l’atlante, mi incuriosiva questo ammasso nervoso di terra in mezzo al nulla, coperto da un cappello bianco, di ghiaccio, quasi fosse una glassa su un pasticcino.

Una terra rimasta esclusa dai libri di storia, troppo al limite delle rotte degli esploratori per poter essere raccontata negli anni delle scoperte geografiche. Una terra nata circa quindici milioni di anni fa, in pratica una bambina rispetto ai quattro miliardi di anni del resto del Mondo emerso, eppure così selvaggia, tormentata e drammatica che pare esser lì da sempre. E invece è appena nata, anzi, sta ancora nascendo.

L’attrazione fatale è rimasta sopita per anni sotto forma di desiderio represso. Negli anni ’80 l’Islanda era quasi impossibile da raggiungere, negli anni ’90 impossibile da visitare e, successivamente, troppo cara da affrontare. Ma prima o poi il desiderio necessita di un finale, non può rimanere per sempre in fondo al cuore. O si cerca di realizzarlo, o diventa un rimorso. Ed io odio i rimorsi.

Negli ultimi anni la “Terra di Ghiaccio” ha avuto un enorme boom turistico, con una buona e rapida espansione della capacità ricettiva nonostante il condurre un albergo in Islanda sia davvero difficile vista la brevità della stagione turistica. Nonostante l’aumento della disponibilità di stanze, infatti, rimangono pochi gli alberghi che possono permettersi un’apertura annuale, ad esclusione ovviamente della zona della capitale. Più alberghi significano prezzi più accessibili e di conseguenza più visitatori. Più turisti, aumento delle opportunità di arrivare in Islanda in aereo.

Passata la crisi del 2008-2011, dalla quale l’Islanda si è risollevata prima di tutti (dopo aver rischiato la capitolazione…), c’è stato un repentino aumento delle linee aeree che servono Keflavik, fino a pochi anni fa dominio incontrastato di Icelandair con qualche sporadico inserimento della SAS. Prima sono arrivate le low cost (Easyjet, Air Berlin, la locale WOW) e poi si sono inserite quasi tutte le più importanti linee aeree europee che operano voli stagionali, mentre quelli aperti tutto l’anno si contano ancora sulla punta delle dita (SAS, Norwegian, Wizz, Air Berlin, Easyjet e, da novembre 2015, British Airways).

Ricapitoliamo: più posti per dormire, più posti sugli aerei, più possibilità di viaggio. E così, finalmente, trent’anni dopo il nascere del primo desiderio, si parte per l’Islanda.
L’organizzazione del viaggio è iniziata otto mesi prima della partenza con l’acquisto del biglietto aereo. Esclusa Icelandair, con voli settimanali da Malpensa e quindi poco adatta alle nostre necessità, ho colto al volo la notizia del notevole aumento dell’offerta stagionale del gruppo Lufthansa, che a tutt’oggi vola con la major da Francoforte e Monaco di Baviera e con Germanwings da Berlino, Colonia, Düsseldorf, Amburgo e Stoccarda. Siamo a novembre e il Verona – Keflavik (via Colonia) con Germanwings ed il Keflavik – Verona (via Monaco di Baviera) con Lufthansa + Air Dolomiti mi costa già un 500 euro a testa. Avrei voluto aspettare qualche mese, per approfittare dell’eventuale uscita di qualche promozione, ma vista la percentuale di riempimento dei voli (100%, a esclusione del Monaco – Verona), la scelta di partire così in anticipo è stata sicuramente azzeccata.

Gli operativi sono strani: da e per l’Islanda si vola di notte, nonostante la relativa brevità della tratta, con lunghi stop in aeroporto (otto ore in andata, quattro al ritorno). Di sicuro due viaggi che hanno poco di rilassante, ma il premio basta e avanza a far dimenticare stanchezza e sonno arretrato.

Si parte domenica 2 agosto, nel primo pomeriggio, e non fa neppure tanto caldo. Aereo pieno, tanti stranieri. La macchina è D-AGWE e si decolla con una buona mezzora di ritardo.

Airbus A319 - MSN 3128 - D-AGWE

La rotta è tranquilla, senza turbolenze. Si viaggia a FL360 e poi, nell’ultima parte della tratta, per diversi minuti a FL240. Dopo il passaggio su Francoforte ed una ampia virata finale si atterra sui quasi quattromila metri della pista 14L.

Mentre rulliamo si intravede l’atterraggio di una delle attrazioni principali dell’aeroporto di Colonia.

Si sbarca attraverso un finger del molo C nel Terminal 1 dove passeremo le sette ore che ci separano dalla partenza del volo per Keflavik (diventeranno otto con il ritardo). Il Terminal è relativamente grande ma accogliente e dotato di wi-fi gratuito.

Sono invece scarse le possibilità di mangiare qualcosa, tra l’altro con prezzi davvero troppo alti anche se relativamente consueti per un aeroporto.
Tutti i voli dall’Italia sono in ritardo, alcuni anche di diverse ore (Roma). Il nostro D-AGWL, che ci porterà in Islanda, sta ora partendo per Malpensa, in orario, ma ripartirà dalla brughiera con un ritardo, incomprensibile, di quasi due ore.

Per effetto dell’accorciamento dei tempi di attesa a Colonia e un volo di durata inferiore al previsto (2h57’ anziché 3h30) ci permetterà di arrivare nella “notte” keflakina quasi in orario. Anche questo volo è strapieno, con moltissimi italiani a bordo, tanti dei quali sbarcati da Malpensa e risaliti quasi al volo sullo stesso aereo per la tratta finale. Altri italiani provenienti da Fiumicino non saranno così fortunati: atterrati dopo le 23, rimarranno a Colonia a dormire e proseguiranno il giorno seguente da Dusseldorf.

Airbus A319 - MSN 3534 - D-AGWL

Nonostante mi sia quasi impossibile addormentarmi in volo, sull’aereo, complice anche la stanchezza accumulata nelle roventi due settimane precedenti, precipito in un sonno che durerà circa due ore. Mi risveglio e dal finestrino ammiro uno spettacolo mozzafiato e assolutamente impossibile da immortalare in una foto. Nella penombra della notte estiva islandese si intravede la terra, la costa, il bianco dei ghiacciai, le poche luci delle abitazioni, il tutto come se fosse illuminato da una debole candela, ma tutto perfettamente visibile. Alzi gli occhi e vedi, in lontananza verso Nord, un cerchio di luce accecante, laddove il sole in questa stagione non va mai sotto l’orizzonte. E’ una specie di tramonto perenne, perfettamente circolare, una cosa meravigliosa e mai vista. Tiro fuori la fotocamera compatta (la reflex riposa altrove) e riesco a scattare alcune foto, ma quanto esce non è assolutamente comparabile quello che i miei occhi hanno visto.

Questo è il massimo che sono riuscito a fare.

Un altro paio di virate e siamo in corto finale a KEF. Sbarchiamo da un finger e possiamo già apprezzare la diversa temperatura. Fa fresco, finalmente. L’aeroporto, nonostante l’ora, è pieno di gente. Arrivano e ripartono un bel po’ di voli dalla vecchia Europa e l’abbigliamento di chi parte e di chi arriva è di notevole contrasto. L’organizzazione dei voli a Keflavik è davvero particolare. Ci sono tre ondate di arrivi: una verso mezzanotte (soprattutto Europa), una dalle 6 alle 8 (Stati Uniti) ed una nel pomeriggio dalle 14 alle 16 (Europa). Le partenze sono concentrate a mezzanotte e dintorni verso l’Europa, dalle 6 alle 8 ancora verso l’Europa e nel pomeriggio dalle 15 alle 17, soprattutto verso il Nord America. Ciò significa che, per lunghi periodi della giornata (per esempio dalle 18 alle 22/23), l’aeroporto è praticamente deserto. Circa un terzo dei passeggeri è composto da transiti da e per gli Stati Uniti, con aumenti annui a doppia cifra.

La posizione dell’Islanda è ideale per creare un network di destinazioni tra l’Europa ed il Nord America, attualmente in regime di quasi monopolio ad Icelandair, ma che sta attirando l’attenzione di altri attori tipo la WOW che, dopo aver colonizzato mezza Europa, ha aperto tratte a basso costo (ma mica tanto) con degli Airbus A321 verso Boston e Baltimora.

E ora una rapida carrellata del viaggio in Islanda.

Arriva il giorno della partenza. Dobbiamo lasciare l’hotel per le undici e abbiamo l’aereo alle 1 am. Con una lentezza disarmante giriamo in lungo ed il largo la penisola vicino a Keflavik, luogo dove sorge, tra l’altro, la leggendaria Laguna Blu…

….ma il tempo inclemente ci obbliga, ad un certo punto a puntare verso l’aeroporto. Dopo aver riconsegnato la macchina, entriamo nel terminale alle 14. Undici ore prima dell’imbarco. Mi accorgo subito di aver fatto una cazzata. Potevamo tornare in città ed arrivare più tardi.

 

La hall dell’aeroporto è desolatamente vuota. Contiamo un ristorante, un piccolo market, pochissime sedie per riposare, ed una serie impressionante di spifferi che entrano dalle porte e ti congelano. Oggi il tempo è davvero pessimo, la temperatura è vicina ai dieci gradi ma il vento è teso e gelido, e piove a dirotto.

Se posso dare un consiglio, evitate di andare in aeroporto troppo presto. Piuttosto allungate di un giorno la durata del noleggio dell’autovettura e recatevi all’aeroporto il più tardi possibile. Il check-in è stato aperto alle venti, e solo dopo abbiamo potuto accedere alla parte….ricca dell’aeroporto.

L’aereo, per fortuna, è in orario. Sono riuscito a prenotare il posti in corrispondenza della seconda uscita di sicurezza, i 26E/F. Ci porterà a Monaco D-AIDD.

Airbus A321 - MSN 4585 - D-AIDD

Il viaggio è uno di quelli da ricordare, grazie soprattutto alla deliziosa (in tutti i sensi) assistente di volo che si accomoda sullo strapuntino di fianco a noi. Ci chiede della nostra vacanza, delle nostre impressioni, ci coccola, ci chiede se abbiamo riposato. Un angelo. Ho sempre avuto l’impressione che gli equipaggi di Lufthansa avessero una marcia in più in tema di relazione con il passeggero. Altre compagnie condividono la grande professionalità e la preparazione, ma con LH c’è quasi sempre, dietro l’angolo, una piacevole sorpresa.

A Monaco ci attendono altre quattro ore di attesa, ma a me MUC piace da morire ed ha anche delle comodissime “sedie lunghe” dove riposare un po’…

Arriva il momento dell’imbarco e voleremo con I-ADJP. L’ho fotografato così spesso che potrei farci un libro…

Anche se breve, la tratta da Monaco a Verona ha la sua dose di spettacolarità.

Poche considerazioni finali: un viaggio da ripetere, e da ripetere anche in altre stagioni, cercando di affrontarlo azzerando la mente da tutto e da tutti. Eviterei il viaggio in gruppo e spenderei qualche soldo in più per noleggiare un modesto 4x4 per poter accedere ai veri gioielli dell’isola. E ci vogliono minimo due settimane.

Arrivederci in Islanda dal vostro….inviato.