LO SPOTTING IN ITALIA – LE ORIGINI E LA SITUAZIONE ATTUALE
Le origini
Diversamente da quanto avvenuto nel Regno Unito, in Italia l’osservazione degli aerei durante il periodo bellico non avvenne con l’aiuto dei civili ma rimase relegato alle strutture militari. Quindi, diversamente da quanto accaduto oltre Manica e in altri Paesi di lingua inglese, non si creò quella passione molto popolare che trasformò lo spotting da una questione di vita o di morte a un passatempo inoffensivo.
Fu così che la passione degli italiani si sviluppò in ritardo, con numeri decisamente inferiori a quanto avvenne all’estero (non solo nel Regno Unito, ma anche in Germania, Olanda, Spagna ecc..) e fu spesso esercitata in semi clandestinità a causa di normative punitive e alla quasi mancanza di occasioni ufficiali (spotting day, manifestazioni aeree).
Nonostante ciò, a partire dagli anni ‘70, in alcune zone d’Italia, quasi sempre in prossimità di aeroporti con attività militare, si formarono alcuni gruppi che iniziarono con l’attività di spotting, ma solo pochi di essi poterono organizzarsi in forme ufficiali associative. Difficile ricostruire una mappa dello spotting di quel periodo in quanto gli appassionati esercitavano spesso la loro attività in forma individuale o con relazioni non stabili.
La Svolta Normativa in Italia
Per decenni, lo spotting in Italia ha dovuto fare i conti con un ostacolo legale specifico: il Regio Decreto 1161 del 1941, che prevedeva, tra l'altro, il divieto di scattare foto all'interno delle stazioni e delle aerostazioni. Sebbene alcuni sostenessero che il RD 1161/41 riguardasse in realtà solo le strutture militari, questa legge ha rappresentato un vincolo storico per l'attività.
Una svolta significativa si è verificata nel 2010: il famoso Regio Decreto 1161 del 1941 è stato abolito. L'abolizione è stata decretata con il D.L. 66 del 15 marzo 2010, Art. 2268, comma 196. Questo aggiornamento giuridico, atteso per settant’anni ha comportato che dal 15 marzo 2010 non esistono più limiti alla fotografia in aeroporti, stazioni ferroviarie e stazioni di tram/autobus. Tuttavia, è fondamentale ricordare che l'abolizione del Regio Decreto non impedisce a enti come l'ENAC o ad altre autorità di emettere regolamenti interni che vietino le foto in alcune aerostazioni specifiche.
La Situazione Attuale e L'Associazionismo
Sebbene l'associazionismo in Italia sia sorto in ritardo rispetto ad altri paesi europei e d'oltreoceano, negli ultimi anni si è assistito a una fioritura di gruppi e club. Lo spotter ha abbandonato la solitudine per riunirsi, facendo della condivisione la base del proprio hobby.
Lo sviluppo del mondo dello spotting in Italia ha diverse motivazioni, sia tecniche che ambientali. Il passaggio al mondo digitale, per esempio, ha determinato un calo dei costi legati alla realizzazione delle fotografie con eliminazione di stampe, diapositive, e la possibilità di scattare più spesso e più a lungo. La digitalizzazione ha anche coinvolto la possibilità di condivisione delle foto, grazie a internet e alla relativa nascita di siti specializzati e piattaforme social di condivisione.
Inoltre, gli esempi di quanto avviene all’estero hanno portato nuove idee e progetti, riducendo ma non azzerando il gap organizzativo e strutturale che separa il mondo italiano dello spotting da quanto avviene soprattutto in Europa e in Nord America. In questo ambito va registrato anche il proliferare di manifestazioni aeree che si è registrato nell’ultimo ventennio.
Un aspetto negativo riguarda invece la chiusura di quasi tutte le terrazze panoramiche a causa delle restrizioni adottate dopo la tragedia dell’11 settembre, un luogo di richiamo sia per i fotografi ma anche per i semplici appassionati. Da quanto ci risulta, alla data di oggi, solo l’Aeroporto di Genova ha un piccolo spazio riservato agli appassionati che vogliano contemplare le attività aeroportuali.
Gli aeroporti e le Società di Gestione
Altra nota dolente, con poche ma significative eccezioni, riguarda la relazione tra gli Aeroporti e le Società di Gestione Aeroportuale e gli spotter. Per quanto riguarda gli Aeroporti c’è da segnalare che, contrariamente a quanto avviene in numerosissimi aeroporti mondiali (Europa in generale, Stati Uniti, Giappone, Australia e altri), non sono mai state realizzate, anche in aeroporti delle dimensioni di un medio scalo italiano, strutture ufficiali dove gli appassionati e i fotografi possano stazionare per osservare gli aerei.
Sono poche, inoltre, le società di gestione aeroportuale che hanno rapporti ufficiali e continuativi con le associazioni di spotting. Esempi virtuosi si possono registrare in primis a Bergamo, ma anche a Milano Malpensa, Bologna e Roma.
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