Penelope digitale

Pochi giorni fa abbiamo festeggiato, insieme all’intero movimento nazionale degli appassionati di aviazione (non solo gli spotter), il pronunciamento dell’Unione Europea sulla legittimità delle visite guidate negli aeroporti.

 

Visite a suo tempo stoppate dall’ENAC che, interpretando in maniera perentoria (ma legittima) le disposizioni in tema di sicurezza aeroportuale, aveva in un attimo vanificato anni di sperimentazione di collaborazione tra appassionati ed enti aeroportuali che avevano portato negli anni, per esempio, a individuare gli amici di Clipper come un esempio positivo, e non solo in ambito nazionale.

 

Gli amici di Clipper, soprattutto nella persona di Giorgio De SalveRia,  si sono battuti per mesi per riconquistare quanto perso in un solo giorno. Si sono battuti per far valere quella fiducia e quella affidabilità che hanno permesso a loro, ed a tanti altri amanti dell’aviazione, di convivere (più o meno ufficialmente) con gli operatori delle aree aeroportuali che sono, vale la pena ricordarlo, zone estremamente sensibili.

 

Come si conquista tale fiducia? Come si conquista l’affidabilità? Si conquista con comportamenti equilibrati, con una approccio defilato al limite dell’umiltà, con l’attenzione di chi si appresta ad entrare in casa altrui, ben sapendo di camminare con degli scarponi da montagna su un pavimento di cristallo.

 

A Verona siamo fortunati. I rapporti con l’Aeroporto di Verona e con quello di Boscomantico sono ottimali e possiamo ritenerci orgogliosi di aver indovinato la strategia che ci ha permesso, nel tempo, di accreditarci come controparte equilibrata ed affidabile alle Autorità aeroportuali.

 

Nonostante ciò siamo consapevoli che questo equilibrio può essere incrinato in un attimo. Troppe le variabili in gioco, troppo importante la sicurezza di cose e persone di fronte ad un piccolo gruppo di appassionati. In pratica possiamo perdere in un giorno, come è successo a Clipper, quanto costruito negli anni.

 

Ed è per questo che le notizie che ci sono giunte in questi ultimi mesi, notizie che parlano di comportamenti poco prudenti, se non addirittura incoscienti, da parte di alcuni colleghi non appartenenti al nostro sodalizio, ci lasciano sgomenti. Sgomenti ed arrabbiati. Arrabbiati perché tali azioni, inspiegabili. possono danneggiare un intero movimento solo per la voglia di fare una foto “migliore” di quella di un collega.

 

Come Piti Spotter Club ci siamo impegnati a sottoscrivere un codice comportamentale interno che tiene conto dei principi di prudenza, umiltà ed attenzione che abbiamo precedentemente descritto. In questo crediamo molto, perché solo indirizzando le nostre azioni in un binario ben preciso possiamo sperare di migliorare ulteriormente la nostra immagine di compagine affidabile ed equilibrata. 

 

La tela che abbiamo tessuto in questi ultimi anni è oggi purtroppo, e non per nostra colpa, particolarmente tesa ed in pericolo. Aiutiamo Penelope a tenere uniti i fili. Diamo l’esempio, come sempre abbiamo fatto.

 

 

 

 

 

 

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