Royal Air Tattoo 2016: le prime impressioni

Testo e foto di Gianluca Conversi.

 

In questa piccola Preview vorrei esternalizzarvi, più che mostrarvi le foto, cosa ho provato e quali sono stati i punti che mi sono portato a casa come take-away della mia esperienza di un giorno alla Royal International Air Tattoo 2016 (RIAT).

 

Non c’è che dire, il RIAT è una manifestazione incredibile, se solo venisse svolta in una nazione con un clima più stabile, sarebbe la perfezione: è un mix di organizzazione ed efficienza british-style realizzata in una base ben curata e con piazzali enormi che consentono agli aeroplani esposti di avere il giusto spazio tra loro a beneficio dei fotografi.

 

Vi sono tante aree ristoro e di divertimento, chalet e banchetti che spaziano da aeromodelli, gadgets, abbigliamento in tema e home-made whiskey scozzese, per finire a splendidi lavori in legno in tema aeronautico e non. Una manna per chi vuole fare shopping d’ogni tipo, o semplicemente intrattenersi. Sale giochi, simulatori di ogni genere completano il tutto.. grande schermo e teatro annessi.

 

Sicuramente ho dimenticato qualcosa!

 

Degni di nota il Vulcan Official Shop, quello dei Red Arrows, e il piccolo stand di un aeromodellista che lavora per grandi marche, e solo al RIAT espone e vende aeromodelli da salotto in scala 1:48. Spettacolari quelli del F-22, A400M (con tanto di eliche rotanti dal vento) e SU-35, ve lo assicuro.

Insomma, si respira un mix di militaria, sagra paesana, scampagnata di famiglia e naturalmente l’atmosfera tipica di air show pervade tutto, condita dall’inebriante profumo di cherosene.

 

Una nota ulteriore sul pubblico: ordinatissimo, nessuna ressa alle transenne a bordo pista, tutti al loro posto e nessun fotografo o pseudo-tale dotato di tablet che si fa largo per passare davanti a tutti. In prima fila stavano quelli dotati di sedie, dietro quelli in piedi e poi coloro (pochi per la verità) muniti di cavalletto.

 

Altre due note sulla base: E’ dotata di un servizio Wi-Fi gratuito a disposizione, di bus-navetta che fanno la spola tra i punti più lontani dell’area pubblica per evitare lunghe scarpinate al pubblico, servizi per disabili eccellenti.

 

E’ vero, si paga per accedere al RIAT ed importanti sponsor contribuiscono a rendere l’International Air Tattoo un evento incredibile, ma quando hai servizi di tale livello e lo spettacolo a terra ed in volo lo è altrettanto, è niente. Poi, erano previsti due punti “park & fly”, attrezzatissimi e naturalmente a pagamento, per assistere a testata pista agli atterraggi sia durante la manifestazione che nei giorni immediatamente precedenti e successivi per osservare gli arrivi e le partenze. Era infatti proibito assieparsi o sostare per chiunque lungo la rete esterna, chi voleva stare fuori dallo show poteva farlo nelle aree apposite.

Bene, il venerdi, giorno della mia visita, prevedeva un fly display ed uno showground ridotti rispetto ai due giorni successivi e la chiusura della base era alle 18:30, un’ora dopo il sabato e la domenica. Dal mio punto di vista è stato meglio così, sono riuscito nonostante tutto a dividere bene il tempo.

 

Il tempo, del resto siamo in Gran Bretagna (anzi… Inghilterra), è un fattore condizionante: il vento forte ha limitato alcuni programmi, alcuni che tutti attendevano sono stati cancellati, mentre la pioggia ha risparmiato la giornata di venerdì. Con il tempo variabile e quasi sempre nuvoloso tranne pochissimi momenti, anche i fotografi sono stati penalizzati. Chi aveva ottiche lunghe senza cavalletti o monopiedi, aveva qualche difficoltà a gestire gli scatti e tenere tempi bassi.

 

Se devo muovere una lieve critica, la faccio sulla quota minima per le esibizioni in volo, che era assai alta, ritengo a causa del vento siano stati alzati i limiti, ma non saprei fornire ulteriori informazioni in merito. La postazione scelta per le foto di volo è stata di fronte agli Hangar ed ai piazzali operativi, postazione lievemente meno ventosa (ma di poco!) rispetto a posizioni più affollate nei pressi della torre di controllo, dove gli spettatori avevano alle spalle varie costruzioni e tra una e l’altra il vento si insinuava rabbioso.

 

Ho seguito i consigli di spettatori navigati, anche se le difficoltà fotografiche dovute al vento laterale con l’ottica lunga sono comunque state importanti.

 

Lo Show del giorno in volo è stato di fatto un grande spot pubblicitario di BAE Systems e Lockheed Martin, ed è iniziato con il “fly-past” di un KC-130J Hercules dei Marines (s/n BH8071) con portellone aperto e cestelli per il rifornimento srotolati, ed un F-35B (S/N160726) del VMFAT-501 di stanza presso la MCAS Beaufort In South Carolina.

Cosa mi ha impressionato, per chiudere?

 

Intanto, vedere gli aerei “convenzionali” in volo esibirsi quasi tutti in configurazione “bagnata”, quindi con taniche alari e carico bellico. Infatti, sono con questi carichi che le reali doti di un velivolo vengono fuori.

 

Come per questo nuovissimo Eurofighter Tranche 3, uscito di fabbrica il 21 dicembre dello scorso anno, che è andato in volo in configurazione “swing-role”. Il suo decollo è stato come sempre prorompente per efficacia, rateo di salita e corsa di decollo:

Il demo del Airbus A-400M è stato notevolissimo, non si è esibito nel looping che abbiamo visto fare ai nostri G-222/C-27J, ma ha sciorinato doti di agilità incredibili ed un atterraggio d’assalto e successivo decollo corto di livello assoluto e con tanto di retro-marcia in pista.

E poi… la guest star dell’Air Show … ha veramente offuscato tutto e tutti, mio personalissimo e naturalmente discutibilissimo parere.

 

Nonostante i tentativi di speaker e programma per esaltarne il ruolo durante tutto la giornata, il caccia F-35, più volte mandato in volo nelle versioni A e B, per me non ne è uscito bene. Forse complici il programma di volo veramente limitato a qualche passaggio e Schneider, con poco AB per giunta.

 

Le esibizioni del Lightning II hanno esaltato la folla solo per il decollo corto e l’atterraggio verticale dei 2 esemplari B, quello dei Marines e la prima macchina della RAF. Il Raptor è di un altro pianeta, perlomeno per quanto riguarda le prestazioni in volo, agilità e controllo alle basse e bassissime velocità. Per chi ha visto le prestazioni del Sukhoi-27 e derivati, ecco.. siamo ad altri livelli e non solo per la disponibilità della spinta vettoriale.

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