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Aeroporto di Verona: i numeri della pandemia

Con notevole ritardo sono stati pubblicati da Assaeroporti i dati di traffico degli aeroporti italiani di febbraio e marzo.

 

La pubblicazione congiunta dei due mesi ci permette però di mettere a confronto i dati di un mese con operatività piena (gennaio), in fase di riduzione (febbraio) e verso la chiusura (marzo).

 

L'impressione è che per Verona, soprattutto per il traffico internazionale, il 2020 sarebbe potuto essere un buon anno. Purtroppo la realtà è nota a tutti.

Il numero dei movimenti, che registra l'andamento del traffico inteso come voli effettuati, ha fatto registrare per il mese di febbraio un sostanziale pareggio rispetto all'anno precedente, anche se c'è da tener conto che per i 2020 i giorni di operatività sono stati 29. Su base giornaliera il "quasi" pareggio si trasforma in un calo di circa il 4%.

 

Già nell'ultima settimana di febbraio, tra cancellazioni per scioperi (Alitalia) e per riduzione di frequenze, si erano verificati i primi buchi negli operativi, soprattutto nel traffico nazionale. Infatti, incredibilmente, nel traffico internazionale il segnale era verde su sia nel traffico verso UE che extra Unione Europea.

I dati sono per lo meno inaspettati. Il calo sul nazionale era previsto e logico, mentre l'ottimo risultato del traffico internazionale decisamente no. E, soprattutto, non si tratta di voli semivuoti o operati "ferry" (voli di riposizionamento degli aeromobili), ma di voli con capienza media vicina al massimo.

Nella tabella "passeggeri per movimento" si può notare un aumento dei coefficienti di riempimento per il comparto nazionale e per quello extra UE, mentre quello entro UE è stato il primo a risentire dei problemi derivanti dalle prime notizie del contagio in Italia.

Nel mese di marzo le cancellazioni, riduzioni e, a partire da sabato 14 marzo, la chiusura totale per decreto dell'Aeroporto di Verona hanno fatto crollare il numero dei voli del 70%, con percentuali abbastanza omogenee nelle diverse componenti.

Anche il coefficiente di riempimento dei voli superstiti hanno risentito dei primi blocchi alla mobilità, con un calo totale di circa il 50% più evidente nel traffico UE (64%) e nel nazionale (45%) che nell'extra UE (36%).

Febbraio, come detto, si è rivelato un mese di tenuta del traffico, con una lieve riduzione di circa l'1,4% su base mensile e del 5% circa su base giornaliera. Poco significativi i dati di marzo, che riguardano solo metà mese (fino alla chiusura dell'aeroporto) e che derivano da un regime di forti riduzioni e cancellazioni degli operativi.

 

Il ridottissimo numero medio di passeggeri trasportati per ogni volo ne è la conseguenza.

I dati progressivi assumono le sembianze un mero esercizio statistico, e lo stesso avverrà per i dati dei prossimi mesi, anche se gran parte della compagnie prevede di riprendere, gradualmente, i voli dalla metà di maggio. Ma manca ancora la revoca della chiusura da parte del Ministero. 

I dati riassuntivi dei mesi di febbraio e marzo evidenziano chiaramente la profonda differenza tra il promettente febbraio e lo sciagurato marzo. E per aprile sappiamo già cosa aspettarci.

 

Il calo del traffico nel mese di marzo è evidentissimo anche per quegli aeroporti che sono stati risparmiati dalla chiusura, sia a livello di movimenti che per numero di passeggeri. Ironia della sorte l'unico aeroporto in Italia che ha avuto un aumento del numero di voli è stato Brescia Montichiari che ha beneficiato (si fa per dire) del dirottamento di voli cargo da altri aeroporti.

La tabella del calo dei passeggeri è da film horror. Il calo è mediamente più evidente in quegli aeroporti che hanno il low cost nelle vene, ma anche per gli aeroporti rimasti aperti i dati sono orribili. Il calo medio, a livello nazionale, sfiora l'85%.

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Commenti: 5
  • #1

    Aldo (lunedì, 04 maggio 2020 19:02)

    Gentilissimi,
    Non comprendo il silenzio di PSC riguardo al rischio di chiusura definitiva del catullo per mano save , come si evincerebbe da notizie dai ministeri ( la riapertura e' su richiesta e save pare averlo fatto solo per il Marco Polo).
    Non comprendo nemmeno le mancate risposte alle mie precedenti riguardanti i lavori capestro fatti in pista. saranno anche banalità (non credo proprio) ma almeno una risposta di cortesia me l'aspettavo.
    Comunque, avanti sempre.
    Cordialissimi saluti

  • #2

    PSC (lunedì, 04 maggio 2020 22:50)

    Buonasera,
    la nostra politica di gestione del blog non prevede risposte ai commenti degli utenti.

    Cordiali saluti.

  • #3

    Aldo (martedì, 05 maggio 2020 12:04)

    Prendo atto e ringrazio della precisazione; tuttavia, anche senza rispondere al sottoscritto, un vostro commento ai lavori maldestri in pista sarebbe cosa alquanto gradita, magari corredata di foto dello scempio in testata 04. Credo che pochi abbiano ben chiaro quanto danno sia stato fatto con la demolizione di 240 metri di pista in cemento, per far posto alla Resa. Il Piano Bassetti ne prevedeva l'implementazione.
    cordialità

  • #4

    ardu63 (PSC) (martedì, 05 maggio 2020 17:34)

    Se proprio vuole un commento, e si tratta del commento personale di chi cura questo notiziario, la lunghezza della pista è l'ultimo dei problemi del Catullo, avendo una lunghezza ed una larghezza ampiamente sufficienti ad ospitare ogni tipo di traffico coerente con la vocazione dell'Aeroporto di Verona.

    Tenga presente che solo un centinaio di aeroporti,in tutta Europa, può godere di una pista con una lunghezza pari o superiore a quella di Villafranca. Nel Regno Unito, ad esempio, solo Heathrow e Gatwick hanno piste di lunghezza superiore a quella del Catullo, che si allinea per dimensione agli standard di Birmingham, Manchester o Stansted che ospitano regolarmente voli intercontinentali.

    Il vero problema infrastrutturale del Catullo è invece, a mio modesto parere, l'assoluta inadeguatezza del terminal passeggeri, costruito probabilmente dal lato sbagliato, la scelta scellerata di non potenziare la taxiway, e il mancato sviluppo delle strutture complementari, quali la Torre di Controllo, l'accesso degli altri mezzi di trasporto di massa (autobus, treno, ecc...) e altri servizi.

    E, soprattutto, manca chiaramente la volontà di investire. Mancava prima della crisi Covid, e figuriamoci adesso con le casse di SAVE vuote.

    Per quanto riguarda la realizzazione della RESA, infine, se non erro (non sono un tecnico) è obbligatorio che sia presente e deve rispettare le specifiche ICAO, con determinate caratteristiche e distanze. La scelta di realizzarla in quella posizione credo sia scontata e non preclude ad un eventuale futuro allungamento della pista.


  • #5

    Aldo (martedì, 05 maggio 2020 19:01)

    Grazie per la risposta. Concordo sul grave problema dell'aerostazione, della torre eccetera e tutto il resto. Un po meno per la Resa.
    Speriamo che il cda di Aerogest si faccia da parte e che il Sistema Verona si sbarazzi definitivamente di SAVE.
    Cordiali saluti