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Aeroporto di Verona: i dati di traffico di luglio 2021

Assaeroporti ha diffuso i dati di luglio 2021 del traffico commerciale degli aeroporti italiani che ancora risentono, ovviamente, dell'impatto degli effetti della pandemia sugli spostamenti per vacanze e affari.

 

Si conferma però l'accenno di ripresa, soprattutto nel traffico interno, che vede in alcuni selezionati aeroporti un data complessivo addirittura superiore a quello del 2019.

 

I DATI DI VERONA

Risulta evidente il progressivo recupero del traffico, localizzato prevalentemente nel comparto nazionle, che vede per il mese di luglio un dato addirittura superiore a quello del 2019, ultimo anno utilizzabile come confronto. Anzi, quello fatto registrare quest'anno è il dato migliore di sempre di Verona e batte il precedente record fissato proprio due anni fa.

 

Disastroso, invece, il dato del traffico internazionale, il peggiore a livello nazionale, penalizzato dal quasi azzeramento dei flussi da e per il Regno Unito che rappresentano mediamente tra il 15 ed il 20% di tutto il traffico passeggeri del Catullo.

 

I DATI NAZIONALI

I dati nazionali vedono premiati gli aeroporti situali al sud e nelle isole, destinazioni sulle quali si è focalizzato il traffico delle vacanze degli ultimi due mesi.

 

Si noti che circa la metà degli aeroporti hanno un segno "verde" sul raffronto con il 2019 per quanto riguarda il traffico nazionale, mentre il segni verdi sull'internazionale non sono significativi in quanto fanno riferimento a situazioni particolari.

 

Gli aeroporti più panlizzati per il calo dei passeggeri sono quelli che, soprattutto d'estate, hanno un maggiore traffico verso l'estero. Venezia, per esempio, cala dal quarto posto all'undicesimo posto a livello nazionale, superata da altri scali di solito ben lontanti come Bari e Olbia.

 

Verona subisce il peggior calo in percentuale a livello nazionale per quanto riguarda il traffico internazionale, dato che scaturisce da una serie di fattori che possono riassumersi nella dipendenza dal Regno Unito e dal atri mercati attualmente chiusi e dalla storica e cronica penuria di collegamenti internazionali stabili e non stagionali, sia in ambito low cost che operati da compagnie tradizionali.

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