L'Ultimo Rullaggio dell'Hercules: Il Mistero di MM62000 a Malpensa
(M.C.) Nelle pagine ingiallite dell'aviazione militare italiana, alcuni numeri di matricola rimangono impressi non per gloriose imprese, ma per un destino beffardo che li ha trasformati in silenziosi protagonisti di cronache che sfiorano il romanzesco. Tra questi, spicca la sigla MM62000, un Lockheed C-130H Hercules che, in una gelida alba di fine gennaio, scrisse la sua ultima, drammatica pagina sulla pista dell'aeroporto di Malpensa.
Il grande quadrimotore ricopriva un ruolo importante al servizio del paese e la natura delle sue missioni è evidenziata dalla scritta MAFFS sulla deriva.
Modular Airborne FireFighting System, ovvero "Sistema Antincendio Aereo Modulare". Si tratta di un kit specializzato sviluppato negli anni '70 per la lotta agli incendi boschivi. Il sistema è un'unità pressurizzata e auto-contenuta che viene caricata nel vano di carico del C-130. Questo sistema permette di convertire rapidamente il velivolo da trasporto in un'aerocisterna antincendio (Airtanker). In questa configurazione, l'aereo è in grado di rilasciare rapidamente migliaia di galloni di ritardante sulle fiamme.

Il 23 gennaio 1979 non fu un giorno come gli altri per lo scalo varesino.
L'MM62000, un quadrimotore da trasporto multiruolo, un vero e proprio "mulo da soma" dei cieli, era un velivolo relativamente giovane, immatricolato da pochi anni e in servizio con l'Aeronautica Militare. La sua presenza a Malpensa era legata a normali attività operative o addestrative, lontano dai riflettori che solitamente illuminano i caccia o gli aerei di linea.
L'Hercules, con le sue linee inconfondibili e la sua mole imponente, era una presenza familiare nei cieli italiani, ma quel giorno, qualcosa andò storto.

La Dinamica: Spinta Asimmetrica e cunei saltati
L'imponente C-130H, un modello essenziale per la flotta da trasporto dell'AMI, era fermo a terra, presumibilmente nell'area di manutenzione, per un controllo tecnico che includeva un'importante verifica della funzionalità dei suoi quattro propulsori a turboelica.
Secondo le prime ricostruzioni e quanto emerso successivamente, durante l'aumento della potenza dei motori – la cosiddetta "prova motori" – per ragioni non specificate (probabilmente un guasto ai freni o un errore nelle procedure), il velivolo subì una spinta asimmetrica estremamente violenta e inattesa, causando il salto dei cunei (chocks) che bloccavano le ruote, iniziando a muoversi senza controllo e finendo per schiantarsi contro un albero.

Il Danno: Un Incendio Devastante
L'impatto causò la rottura catastrofica di componenti elettrici e condotti di carburante, innescando un incendio che avvolse rapidamente la parte anteriore del velivolo. Nonostante il pronto intervento dei mezzi di soccorso e dei Vigili del Fuoco, l'entità delle fiamme e dei danni subiti dall'impatto resero il C-130H non riparabile (damaged beyond repair), decretandone la perdita totale (noto come hull loss).
Il personale a bordo, che stava eseguendo le verifiche tecniche, riuscì a mettersi in salvo prima che l'incendio si propagasse in modo incontrollato.
Le Reazioni e le Conseguenze
L'episodio sollevò immediatamente interrogativi sulla sicurezza delle procedure di manutenzione e delle prove motori a terra, soprattutto su velivoli di grandi dimensioni come l'Hercules, spingendo l'Aeronautica Militare ad avviare un'inchiesta interna per determinare con precisione la causa scatenante dell'eccessiva e asimmetrica spinta, presumibilmente legata a un malfunzionamento in uno o più dei complessi sistemi di controllo dei motori.
La perdita dell'MM62000, parte del 46ª Brigata Aerea di Pisa, rappresentò un duro colpo per la capacità di trasporto strategico dell'AMI in un periodo in cui la flotta di C-130 era cruciale per le operazioni nazionali e internazionali.








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