Il Volo Infranto di Somali Airlines
Quando Alitalia diede le ali alla Somalia e la guerra le tagliò
(M.C.) Somali Airlines, nata nel 1964, è stata la prima compagnia aerea della Somalia indipendente, con l'obiettivo di connettere il paese con il mondo. Oggi, esploriamo la storia, l'attività, la flotta e l'aspetto finanziario e operativo di questa compagnia aerea, con un focus speciale sull'attività del velivolo con matricola "6O-SAW" e il suo periodo di presenza all'aeroporto di Malpensa.
Oggi il suo nome ricompare in alcuni progetti di rilancio, ma al momento rimane un capitolo affascinante di storia dell’aviazione africana.
Origini e assetto societario
Dopo la dichiarazione d'indipendenza della Somalia nel 1960, il governo decise di creare una compagnia aerea nazionale per promuovere lo sviluppo economico e turistico del paese.
Somali Airlines nacque il 5 marzo 1964 con una struttura azionaria esemplare del tempo: 50% Governo somalo, 50% Alitalia. L’accordo prevedeva assistenza tecnica italiana per cinque anni, con personale e know-how trasferiti a Mogadiscio per costruire una compagnia moderna nel cuore del Corno d’Africa.
Nei primi mesi di vita il vettore opera soprattutto collegamenti domestici, con una piccola flotta di velivoli a pistoni come i Douglas DC-3 donati dagli Stati Uniti e Cessna 180, ideali per piste corte e infrastrutture essenziali.
La livrea bianca con la stella azzurra, la “White Star Service”, diventa presto un simbolo di orgoglio nazionale, in un paese che cercava di far sentire la sua voce nei cieli internazionali.
Evoluzione storica e finanziaria
Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 Somali Airlines passa progressivamente da compagnia regionale a vettore internazionale, aprendo rotte verso il Medio Oriente, il Nordafrica e l’Europa, inclusi scali come Londra via Il Cairo. La crescita è sostenuta da accordi tecnici con compagnie europee, tra cui Alitalia e Lufthansa, che formano equipaggi e tecnici somali e introducono procedure operative standardizzate.
La fragilità economica del Paese e l’instabilità politica degli anni ’80 mettono però sotto pressione i conti: il rinnovo della flotta con i wide-body Airbus A310 arriva tardi e comporta oneri finanziari rilevanti. Con l’esplosione della guerra civile, il vettore è costretto a sospendere le operazioni il 30 gennaio 1991, lasciando in eredità debiti, aerei fermi e un marchio ormai leggendario tra appassionati e diaspore.
Flotta storica
Nel periodo d’oro Somali Airlines utilizzò una flotta eterogenea, tipica dei vettori emergenti africani. Tra i principali tipi:
· Douglas C-47/DC-3 e Cessna 180 per i collegamenti domestici e regionali degli esordi.
· Fokker F27 Friendship per le rotte di corto raggio con standard pressurizzati e maggiore comfort.
· Vickers Viscount 742D come primo turboelica di linea europeo nella flotta somala.
· Boeing 707 (serie 120B/320/320B/320C) e Boeing 720B per collegamenti a medio-lungo raggio verso Europa e Medio Oriente.
· Boeing 727-200, operato anche tramite leasing da TAP Air Portugal, per rotte regionali a maggiore densità.
· Dornier Do 228 per servizi regionali a bassa domanda e piste marginali.
· Airbus A310-200 e A310-300, due esemplari arrivati tra il 1988 e il 1989, come tentativo di modernizzare il prodotto e competere sul segmento intercontinentale.
Negli anni 2000 e 2010 emergono vari progetti di rinascita, inclusa una nuova entità “Somali Airlines” con ordini per Airbus A320, ma la ripartenza operativa rimane frammentaria e limitata, senza un network paragonabile al passato. L’uso del nome storico genera spesso confusione: da un lato il vettore statale defunto, dall’altro iniziative private e statali che cercano di recuperare il brand in un contesto di mercato completamente cambiato.
Attività operative e rete
Operativamente Somali Airlines struttura il proprio network su tre pilastri: collegamenti interni, regionali e internazionali di medio-lungo raggio.
· Rete domestica: la compagnia collega Mogadiscio con le principali città somale e alcune piste periferiche, garantendo continuità territoriale in un Paese dalla rete stradale limitata.
· Rete regionale: vengono servite destinazioni in Etiopia, Kenya, Penisola Arabica e Nordafrica, fungendo da ponte naturale tra Africa orientale e mondo arabo.
· Rete internazionale: i Boeing 707 e successivamente gli Airbus A310 operano rotte verso hub europei e le grandi capitali, tra cui Londra (via Il Cairo) e altri scali occidentali.
Dal punto di vista operativo, la compagnia passa dalla gestione con forte supporto estero a una crescente “somalizzazione” del personale, soprattutto nei reparti tecnici e di cabina. L’adozione di velivoli complessi come i 707 e gli A310 richiese infrastrutture di manutenzione avanzate e accordi di supporto con MRO europei, che pesarono sui costi fissi.
Somali Airlines a Malpensa
Nonostante l'hub principale in Italia fosse Roma Fiumicino, dove atterravano regolarmente i voli di linea, l'aeroporto di Milano Malpensa (MXP) divenne teatro di presenze meno consuete.
La presenza di aerei Somali Airlines a Malpensa, in particolare tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, non era legata a un volo di linea passeggeri regolare. I motivi principali erano:
1. Voli Charter e Cargo: Malpensa, con la sua vocazione cargo, era spesso utilizzata per operazioni charter o per il trasporto merci in supporto alla comunità somala o per ragioni umanitarie/commerciali tra l'Italia e la Somalia.
2. Manutenzione e Stoccaggio (Probabile per il 6O-SAW): Il Boeing 720B matricola 6O-SAW, così come altri aeromobili, era un velivolo della cosiddetta "prima generazione di jet", noto per essere più rumoroso e assetato di carburante rispetto ai modelli più moderni (come l'A310 ordinato). A Malpensa, o negli aeroporti vicini, era frequente trovare aerei fermi per manutenzione pesante o, più verosimilmente, in stoccaggio o parcheggio a lungo termine in attesa di vendita o dismissione.
La presenza del 6O-SAW a Malpensa è da inquadrare nel periodo di declino della compagnia, poco prima della sua interruzione operativa nel 1991. Questi aerei furono tra gli ultimi a solcare i cieli per il "White Star Service", e la loro presenza nei grandi hub occidentali rappresentava spesso l'ultimo atto di una gloriosa, ma sfortunata, storia aeronautica, incastonata tra l'ambizione e la dura realtà politica del Corno d'Africa.










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